Sono nata a Torino, dove ho compiuto gli studi classici, mi sono laureata in storia e filosofia e ho partecipato al ‘68. Agli inizi degli anni ‘70, mi trasferisco in Francia, dove studio antropologia delle società contadine presso la Ecole des Hautes Etudes en Sciences Sociales.

Facendo la spola fra Italia e Francia, approfondisco il tema del ribellismo agrario in età moderna. Nel 1975, chiamata dall’Università di Trieste (dove insegnerò fino al 2012, dapprima Etnologia, quindi Storia Moderna e Etnostoria), arrivo in Friuli Venezia Giulia. Per entrare nello spirito asburgico del luogo, leggo Freud e ascolto Mahler.

Gli studenti, affascinati dal libro di Carlo Ginzburg I benandanti, mi “obbligano” in pratica a cercare documenti sulla stregoneria. Arrivo così all’Archivio Arcivescovile di Udine, dove mi immergo nello studio di un gruppo di donne vissute fra ‘600 e ‘700, contadine e terapeute improvvisate, ma trattate come streghe. Mi dedico a loro per tutti gli anni ‘80 e, in contemporanea, comincio a intervistare donne udinesi per ricostruirne le biografie. Entro in contatto con un gruppo di insegnanti con cui mi confronto a lungo (tutt’oggi sono in contatto con alcune di loro) sia sulla didattica che sulla ricerca relativa alle donne.

Ritrovo tracce del pesante fardello religioso del passato nelle biografie contemporanee, dove l’influenza dell’educazione religiosa per l’appunto è fortissima (ben di più che in Piemonte, da dove provengo), anche in donne laiche, autonome e professioniste.

Questa nuova consapevolezza mi spinge a studiare l’immaginario religioso cattolico, come modello ispiratore, fattore culturale che orienta le relazioni di parentela direttamente o indirettamente, in modo consapevole o inconsapevole. Per far questo, comincio a utilizzare gli strumenti classici dell’antropologia e della storia per leggere i sistemi educativi, le arti figurative, la televisione e il cinema. Vedo sempre più l’immaginario religioso come un fattore antropologico che continua a giocare un ruolo nei rapporti fra padri, madri, figli e figlie.

Da questo tipo di ricerca emergono due risultati, uno creativo e uno analitico, un romanzo e due saggi: Il matrimonio di Raffaele Albanese (Anabasi, Milano 1994, reperibile e scaricabile dal sito Liber Liber, tradotto in spagnolo); Il mostro e la bella. Padre e madre nell’educazione cattolica dei sentimenti (Cortina, Milano 1998, tradotto in sloveno, inglese e tedesco); Scacco al padre. Immagini e giochi di potere (Marsilio, Venezia 2007; tradotto in tedesco).

Negli anni che seguono, continuo le mie ricerche in questa direzione, pubblico vari articoli e insegno: dalla stregoneria al Carnevale, dalla rivolta popolare alla festa fino al banditismo nelle campagne e, in seguito, per lungo tempo l’iconografia mariana.

Mi occupo dei miei figli, a cui racconto le stesse storie che racconto ai miei studenti, adattandole a misura di bambino. Nasce così un libretto per bambini La principessa Rosa e il drago con i fumi dal naso (1995). Anni dopo, nel 2012, ne pubblicherò un secondo, con le illustrazioni di Nicoletta Costa, Mardì e le parole misteriose, questa volta per mio nipote.

Da oltre vent’anni, frequento un gruppo di donne che è stato e continua a essere per me un luogo di confronto sui temi del femminismo, della letteratura delle donne e sulle donne, della politica, e da cui sono anche nati interessi diversi da quelli professionali, come quelli per il tango (interesse condiviso con mia figlia), per il cinema e per i rapporti di amicizia e di socialità allargata.