Giovanni_Bellini

Nei media la parola famiglia, recentemente, è stata sequestrata dai cattolici conservatori del family day. Secondo costoro la famiglia è un istituto  “naturale” voluto da Dio. Le cose non sono così semplici.

La famiglia è un prodotto culturale che varia da paese a paese e all’interno delle leggi. Dovunque, è un’istituzione che regola un complicato equilibrio fra leggi biologiche, reazioni psicologiche, ritualità e principi religiosi, leggi positive degli stati e relazioni sociali. Pensiamo solo alla grande differenza fra società monogame e società poligame oppure al fatto che in alcuni paesi il capofamiglia è il padre mentre in altre è lo zio materno e che esistono società in cui le donne ereditano e altre in cui non ereditano.
Nel corso dei miei studi, mi sono occupata dell’aspetto simbolico e figurativo dell’immaginario cattolico, che influenza la famiglia come istituzione in Italia.

La famiglia simbolica

La famiglia simbolica è costituita soltanto da madre e figlio, madre per eccellenza Maria e figlio per eccellenza Gesù Cristo. La Madonna è il simbolo della Chiesa cattolica, pertanto la maternità delle donne ha una rilevanza politica fondamentale. La dipendenza delle donne dalla Chiesa è il fondamento della presenza della Chiesa nella società. Questa centralità politica determina la sorte sia delle donne che dei loro figli e dei loro mariti e ne influenza gli equilibri. Il rapporto padre-madre-figli è un oggetto politico e, per questo, la relazione madre-figlio è spesso deformata e resa difficile da ragioni politiche interne al conflitto Stato-Chiesa, con grave pregiudizio della relazione madre-figlio (maschio). Pensiamo, per esempio, alle rappresentazioni figurative che sono diffuse nelle piazze come nei musei: sempre vediamo la Madonna col Bambino in infinte rappresentazioni e, molto raramente, insieme a San Giuseppe, che – come tutti sanno – non è il padre.

Come ho spiegato nel saggio Il mostro e la bella già diversi anni fa e come illustrerò nuovamente in quello di prossima pubblicazione dal titolo Apologie du père, quella simbolica è, di fatto, una famiglia in cui non c’è il padre.
Questa assenza del padre ha tutta una serie di implicazioni politiche e sociali che influiscono sia sugli uomini che sulle donne: il padre non ha spessore simbolico, mentre ha una rilevanza prevalente sul terreno delle leggi positive; la madre è amplificata a dismisura sul piano simbolico, come se fosse l’unica protagonista della nascita, mentre è subordinata sul piano delle leggi positive.

Come si traduce questo nella quotidianità delle nostre vite? Uno degli effetti più evidenti è che la responsabilità di cura dei figli ricade tradizionalmente sulla madre. Solo di recente(e il processo è ancora in corso) la legislazione in Italia prevede l’affidamento condiviso in caso di separazione.
Tuttora, però, la tendenza è quella di affidare con una certa prevalenza alla madre (per esempio, fissando la residenza del figlio presso di lei). Questa priorità data alle donne è sempre rappresentata come un modo per proteggerle e favorirle. In realtà, è un modo per perpetuare la loro condizione di persone subalterne e di far pesare su di loro le maggiori responsabilità, deresponsabilizzando i padri dall’educazione e dalla cura.

A chi interessa che le donne siano subalterne?

Nella realtà, le madri sono la realizzazione concreta della Madre per eccellenza della simbologia mariana. Pertanto, conviene alla Chiesa cattolica, che detiene l’egemonia su questo simbolo, che le donne siano subalterne all’immagine e quindi veicolo involontario dell’influenza politica della chiesa sulla legislazione.
Questo meccanismo comincia a incrinarsi, paradossalmente grazie alla spinta sul matrimonio omosessuale che ha indotto i cattolici a scendere in piazza rappresentando finalmente la famiglia come composta anche dal padre, dopo secoli di madre e figlio soltanto.

Questo cambiamento in che modo rappresenta l’evoluzione della famiglia nell’immaginario cattolico? Ne parleremo in uno dei prossimi post.