Burkini e laicità

Quest’estate ha visto infuriare la polemica sul burkini, il costume usato in spiaggia dalle donne musulmane, vietato da alcuni Sindaci francesi con un’ordinanza contestata dal Consiglio di Stato francese e criticata persino dall’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani. Una ex-allieva mi chiede di esplicitare il mio parere sul tema del divieto del burkini. L’argomento mi ripugna, ma non si può non rispondere agli allievi e così dirò la mia in merito.

In tempi di politica-spettacolo i temi futili diventano centrali e distraggono dai problemi veri che ci stanno dietro. Inoltre, le notizie con un vago sfondo sessuale fanno più scalpore di tutte e ai giornalisti televisivi e cartacei convengono: audience sicura.

Fra umiliazione e sconfitta della politica

Non credo che la donna costretta a togliersi il velo da quattro gendarmi armati sia stata “umiliata” come scrivono alcuni (per esempio, Carine Fouteau su “Mediapart”, il 24 agosto), credo al contrario che la polizia francese sia stata umiliata. Incapace di prevenire gravi attentati, incapace di trovare i colpevoli e persino di impedire a un tir, alle 11 di sera, di consegnare fantomatici gelati in un luogo affollatissimo, non trova di meglio che far togliere il velo a una signora sulla spiaggia.
Mi pare facciano parte della umiliazione sempre più cocente del governo e dei pubblici rappresentanti francesi sia le ordinanze locali per vietare il burkini che l’avallo del primo ministro Valls. Pensa forse di prendere voti a Marine Le Pen con un capo di vestiario!?

Da molto tempo che i governi francesi non fanno che commettere errori elementari. I due guerrieri Sarkozy e Hollande non si sono resi conto che i loro interventi militari in Libia e in Mali non avrebbero risolto nulla? Con 8 milioni di cittadini di origini musulmane dentro le mura, l’intervento muscolare non era quantomeno imprudente? La suddetta presenza cospicua di musulmani in Francia non forniva invece dei buoni argomenti per un capace intervento mediatore nei conflitti? E ora Valls, come è possibile che una persona razionale, di professione primo ministro, possa pensare d’imporre con la forza la libertà alle donne. Ma il comando “Sii libero” non eravamo tutti d’accordo che era un paradosso senza senso? E se non si rende conto che è un paradosso perché non coinvolge nei suoi divieti le suore cattoliche e non chiude i conventi di clausura. Oltre a essere tutte “velate” in questi luoghi le donne sono anche rinchiuse. Personalmente credo che le donne con il burkini o con il vestito monacale siano vittime di una educazione repressiva che hanno assorbito fin dall’infanzia, tuttavia sono fermamente convinta che si debbano rispettare le difficoltà storiche, sociali e psichiche che le inducono a coprirsi e/o a rinchiudersi. Certe imposizioni vengono purtroppo interiorizzate da non poche donne e non è facile liberarsene, i residui durano a lungo, come l’esistenza stessa di certi abbigliamenti e di certi comportamenti testimonia.

Il problema che ci sta dietro è la gravissima crisi dell’integrazione e l’aumento dei migranti connesso con la situazione bellica in Siria, in Libia e in Mali. L’episodio del burkini segnala una esasperazione fuori controllo nella politica interna (sia francese sia europea in generale): è la trasformazione della laicità nel suo contrario. La laicità garantisce l’autonomia della società civile, ognuno gode di libertà di coscienza e di libertà di opinione indipendentemente dal suo credo religioso, compresa la possibilità di non avere credo religioso: lo Stato si mette al servizio di questo principio e lo salvaguarda dalle derive autoritarie (su questo, è interessante leggere cosa scrive Etienne Balibar su “Liberation” il 29 agosto, in un pezzo intiolato Laïcité ou identité ?). La laicità invece in questa sciagurata nuova forma diventa una caratteristica normativa delle Stato nazionale (per non dire nazionalista) francese a cui i cittadini si devono piegare. La natura liberale e libertaria del concetto viene tradotta in un’istanza autoritaria.

La situazione italiana

Anche in Italia esiste questa falsa laicità o meglio sono nati molti laici clericali, da noi non c’è bisogno di tradire un concetto che non ha mai avuto peso. Basta aspettare che riemerga l’originaria formazione dogmatica-autoritaria cattolica in cui si è stati allevati e il naufragio degli aspetti liberali è garantito.
Personaggi che proclamano a gran voce di non essere credenti ma danno uno spazio sempre maggiore in televisione, alla radio, sui giornali, sulle riviste in primo luogo al papa e poi valorizzano enfaticamente figure di sacerdoti di altre religioni come se avessero una autorità simile al papa e ai vescovi presso i semplici credenti. In sostanza conferiscono loro una superiorità morale per il fatto di essere preti, ma questo corrisponde alla concezione cattolica del sacerdozio, del papato e del dogmatismo. Sia i musulmani che gli ebrei non hanno figure preminenti e con autorità indiscutibile presso i fedeli come hanno i cattolici. Dialogare continuamente (come fanno ad esempio Eugenio Scalfari e Paolo Flores d’Arcais), da una parte con il papa (un astuto gesuita che si comporta come se cambiasse tutto senza cambiare nulla) e dall’altra con il “rabbino di Roma” oppure con l’Imam “presidente delle comunità islamiche d’Italia”, non è altro che un modo di travasare forme di gerarchia cristiano-cattolica dall’inconfondibile sapore dogmatico anche nelle altre religioni in modo che poi, in definitiva, il papa di Roma diventi il coordinatore egemone di tutto il discorso religioso per conto dei governi sedicenti laici. Questo evidente proposito di egemonia esaspera il conflitto e lo spinge sul terreno pericolosissimo del fondamentalismo religioso. Questa laicità di Stato non è altro che l’altra faccia della religione di Stato. Il petrolio certo è forse una delle principali cause del disastro mediorientale, ma la deriva religiosa gioca il pericoloso ruolo del detonatore. Il papa ha il suo stato, la sua televisione, la sua radio e i suoi mezzi ampi per comunicare con i fedeli cattolici, dunque non è necessario dargli un enorme spazio continuamente, sempre lodandolo sperticatamente, pur da posizioni di sedicente “ateismo” e questo per coprire il vuoto di una proposta politica adeguata.
Credo che un progetto laico alla portata di tutti sarebbe quello di smetterla di suonare la grancassa al papa e agli Imam, smettere di parlare di religione, ma lasciarla alla coscienza dei cittadini. Urge ritornare ai problemi dell’integrazione, dei profughi e far fronte ai tremendi nodi dei conflitti imperialistici e coloniali venuti al pettine.

[Nella foto in evidenza, forze dell’ordine francesi pattugliano la spiaggia di Cannes. Fonte: The Guardian]